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Cos’è il drysift statico e come ottenere l’estrazione perfetta

Il risultato che otteniamo nel separare i tricomi, cioè le ghiandole che contengono i cannabinoidi e i terpeni, dalla parte vegetale, dai pistilli e contaminanti vari delle nostre piante, dipende da una serie di fattori che comprendono anche il lavoro svolto dal grower.

Per scoprire il metodo e apprendere i consigli migliori per ottenere un risultato eccellente mi sono rivolta alla coppia che ha vinto più volte la cannabis cup a Barcellona nonché, per me, i referenti più esperti e professionali sull’argomento. Sto parlando di Heavy_resine e del suo compagno DocHazeddel We Flowers cannabis social club, grower e esperti di estrazioni senza solventi come Ice-O-Lator, drysift e rosin.

Le loro estrazioni sono tra le migliori perché oltre alla passione, alla scelta di un materiale di partenza eccellente e di una buona attrezzatura, hanno un’attenzione particolare per quei dettagli che fanno la differenza tra un prodotto finale mediocre e uno di altissima qualità come appunto è il loro. Avvalendosi delle tecniche più innovative, al pari dei nostri colleghi d’oltreoceano, i loro estratti raggiungono un livello di purezza elevato e un perfetto equilibrio tra effetto e sapore.

Uno dei metodi che utilizzano è quello di attirare elettrostaticamente i tricomi per creare il cosiddetto drysift statico. Il funzionamento è il seguente: tanto per iniziare, per separare correttamente le ghiandole più grandi dal resto, il materiale (trim, fiori grandi o piccoli) non deve essere troppo secco, l’ambiente in cui si lavora deve avere una temperatura inferiore ai 15 C° e l’umidità non deve superare il 50%. La resina si separa usando come filtro dei telai da serigrafia (tra 220 e 180 micron) nel primo passaggio e dopo un telaio a scelta tra 45, 70 e 90 micron facendo sempre attenzione a non toccarla o spingerla con forza attraverso i filtri, perché questo provocherebbe la rottura dei tricomi e farebbe passare più impurità. Per questo si utilizza un semplice strumento che serve da carica elettrostaticacome la copertina di un dvd avvolta nella carta forno, un rullo da pittore o un guanto in nitrile gonfiato d’aria. Lasciando scorrere questo oggetto delicatamente sulla resina sopra la tela su cui è stata filtrata precedentemente, con un movimento regolare e preciso, per effetto dell’elettricità statica appunto, vengono attirati i tricomi giusto dietro la parte entrata a contatto con la tela.

Per finire, con un pennello nuovo, bisogna pulire il guanto delicatamente dai contaminanti rimasti attaccati e con un altro pennello pulito, mettere da parte i tricomi che vanno a comporre il nostro drysift statico, una delle estrazioni più pure perché raggiunge il 99.9% di tricomi.

Il segreto sta nella precisione con cui si sceglie il momento migliore per tagliare le piante in modo che la resina sia delle dimensioni giuste, ma anche nella scelta della genetica più adatta alle estrazioni e nella cura quasi maniacale di tutti i fattori elencati.

Il lavoro dell’estrattore non è facile e sono sicura che ci vorranno tante prove prima di riuscire a fare uno statico perfetto come quello di Heavy e Dochazed. Prima di lasciarvi, c’è un ultimo segreto che voglio svelarvi e che può fare la differenza: la passione infinita per quello che facciamo che ci spinge a superare qualunque ostacolo e che ci guida, prova dopo prova, fino al traguardo.

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Dal campo al guardaroba: ecco i maglioni in pura canapa di Opera Campi

“Dopo due anni di lavoro e centinaia di Maglioncini colorati di Canapa consegnati, siamo tornati al punto di partenza”. Sono le parole con cui i ragazzi di Opera Campi raccontano il loro nuovo progetto che li ha portati al punto zero: tornare a produrre maglioni.

E se Zero è appunto il nome del nuovo prodotto, i nuovi maglioni sono completamente differenti da quelli prodotti due anni fa.

“Niente tinture, 100% Canapa, il primo prodotto con un impatto ambientale positivo, zero etichette fastidiose” sottolineano infatti nel raccontare il nuovo capo, lanciato su Kickstarter, con una nuova campagna.

“Non è una novità tecnologica, ma una novità di concetto“, spiegano i ragazzi che da anni si dedicano al mondo della canapa tessile sottolineando che: “Il Maglioncino Zero è infatti un prodotto di lusso nella manifattura e nella presentazione, ma povero nel processo: niente etichette ma soprattutto niente tintura, preservando il colore naturale della canapa”.

Questa povertà è cruciale nel rendere questo nuovo prodotto “carbon negative”: e cioè il fatto che nel suo ciclo produttivo assorbe più CO2 rispetto a quanta ne produce. Questo è possibile per due principali motivi:
– il fatto che la canapa assorbe in media 1,63 kg di CO2 per Kg coltivato. Per ogni maglioncino sono necessari 4 kg di “paglia di canapa” almeno. La Canapa è l’unica fibra ad avere un potere così elevato di assorbimento CO2.
– La tintura è uno dei processi più impattanti, eliminandolo abbiamo mantenuto un colore bellissimo e naturale, evitando sostanze chimiche e bagni “caldi” necessari per la tintura, anche se questa fosse stata ecologica.

Niente coloranti, pesticidi, o etichette, solo pura canapa.

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Nel Latte materno sono presenti i cannabinoidi come quelli della Marijuana

Importanti studi scientifici del 2004 , pubblicati sulla rivista “European Journal of Pharmacology”, hanno reso noto che il latte materno in natura contiene i cannabinoidi della marijuana vitali per lo sviluppo umano.
Il ThC ( tetraidrocannabinolo), uno dei principali cannabinoidi tra gli oltre 80 presenti nella marijuana, viene elaborato da un sistema di proteine complesso chiamati ricettori cannabinoidi . A protezione delle nostre cellule, da virus , batteri, cancro e tumori maligni in genere , vengono attivate le membrane cellulari del nostro corpo dotate in natura dei ricettori cannabinoidi.

Gli endocannabinoidi , dei lipidi neuro modulatori , stimolano l’appetito dei neonati e aiutano il desiderio del processo di suzione . Senza la presenza di questi cannabinoidi , i neonati non saprebbero mangiare e non avrebbero il desiderio di farlo, causando danni irreversibili di vasta portata . In un prossimo futuro lo studio e le applicazioni dei cannabinoidi specialmente in pediatria, potrebbero avere un futuro molto promettente.

Il nostro sistema immunitario è dotato di due tipi di ricettori cannabinoidi , il CB1 presente nel cervello, ed il CB2 presente nel sistema immunitario ed in tutto il corpo . Questo presuppone che in nostro corpo è costruito per i cannabinoidi, sia derivati dalla marijuana negli adulti , che da latte materno nei bambini.

Nel 2006 altri studi effettuati sui cannabinoidi , rivelano che gli stessi hanno la capacità di regolare un perfetto metabolismo energetico , l’appetito, il trattamento della sclerosi multipla e della fibrosi cistica, dimostrando ancora una volta l’utilità dei cannabinoidi per la cura e la prevenzione di molte malattie .

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Differenza tra cannabis indica e sativa

Esiste una differenza tra cannabis indica e sativa, e si tratta di una differenza che coinvolge diversi aspetti della pianta, inerenti all’origine geografica, al periodo di fioritura e agli effetti positivi che queste differenti varietà di cannabisdonano ai loro consumatori.

La storia della cannabis è piuttosto complessa: alcuni scienziati ne hanno constatato la presenza di tracce nelle mummie ritrovate in Perù nel 1500 d.c., mentre in Americala pianta è arrivata dopo Colombo, e in Europa, sempre verso il 1500 fu introdotta da alcune tribù nomadi originarie dell’Asia centrale, fino ad arrivare in Africa nel 1700 d.c. tramite alcuni commercianti arabi.

Quando la cannabis venne identificata nel 1750 da Carlo Linneo, un botanico svedese, questo credeva che in natura esistesse un solo genere monotipico, e lo chiamò Cannabis sativa L., ma nel 1785 arrivò la scoperta di un’altra variante di cannabis, ovvero la cannabis indica, identificata e così chiamata dal botanico francese Jean-Baptiste Lamarck.

Le Origini di Indica e Sativa

Le origini di indica e sativasono differenti, poiché le due varianti di cannabis sono nate in regioni tropicali diverse.

La cannabis sativa è nata nelle foreste pluviali di zone molto calde ed umide, come Thailandia, Cambogia, America Centrale, Colombia, Messico e Brasile; poi tra gli anni ’60 e ’70 si narra (senza alcuna certezza) che alcune varietà autoctone di cannabis sativadelle Hawaii furono lavorate in California, da parte dei cosiddetti Haze Brothers e dei The Skunkman. Questi ultimi la portarono poi in Europa, dopo aver sperimentato alcuni incroci da cui nacque la genetica Haze.

Le origini della cannabis indica sono invece localizzate Afghanistan, in Pakistan, in India e in altre zone mediorientali molto calde ed umide; il nome indica deriva dal nome India: è stato qui che furono trovate le prime varietà indica da parte degli occidentali.

Le differenze tra le due piante di cannabis, sativa e indica,riguardano non solo le loro origini, ma anche le caratteristiche di crescita e gli effetti che le piante innescano nel consumatore.

È comunque risaputo che indica e sativa hanno proprietà benefiche sia dal punto di vista fisico che psicologico, a tal punto che in passato, nelle zone tropicali dove la cannabis è nata ed è stata scoperta, veniva considerata come una valida fonte di ispirazione per la propria spiritualità. (altro…)

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