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Business

Boom di vendite di cannabis light e dei suoi derivati

I maggiori consumatori sono gli over 30, anche se viene provata molto dai giovani tra i 18 e i 22 anni. Un settore che in Italia coinvolge centinaia di aziende e oltre diecimila addetti.

Lockdown e precarietà avrebbero favorito il boom delle vendite di cannabis light e dei suoi derivati in Italia. Ad affermarlo lo studio di Davide Fortin, ricercatore all’Università Sorbona di Parigi e collaboratore di Mpg Consulting, che ha coinvolto più di ottomila persone nel periodo compreso tra marzo 2020 e marzo 2021.

La ricerca ha evidenziato che a provare il prodotto sono i giovani tra i 18 e i 22 anni. I maggiori consumatori sono gli over 30. Gli acquirenti regolari spendono mediamente 50 euro al mese. Tra i clienti abituali troviamo peraltro anche adulti e anziani fino ai 70 anni. In Francia ad essere coinvolti sono persino gli ottantenni, forse per la difficoltà di reperire cannabis medicinale in farmacia. Aumenta inoltre la richiesta da parte delle donne, soprattutto over 35, che definiscono così un inedito bacino d’utenza.

Tra le ragioni per cui viene utilizzata, una persona su due afferma di sceglierla in sostituzione della cannabis con thc sia per la maggior difficoltà ad acquistarla sia per la volontà di affrancarsi dalla dipendenza. Una persona su dieci, inoltre, la alterna al tabacco mentre per altri rappresenta un’alternativa a bevande alcoliche o a farmaci antinfiammatori, analgesici, rilassanti e sonniferi, nonché a sostanze come eroina e derivati dell’oppio.

Anche gli andamenti d’acquisto registrati da Legal Weed, uno dei principali operatori internazionali del settore, confermano quanto il fattore lockdown abbia inciso profondamente sulle vendite. Da marzo 2020 a marzo 2021 è stato registrato, infatti, un incremento di fatturato del 76 per cento. Tale momento di crescita, solida e costante, fa prevedere ulteriori incrementi: una forchetta compresa tra il +90% ed il +%130 nel biennio 2021-2022.

La previsione di Legal Weed si poggia sull’importante investimento (circa due milioni di euro) che punta a migliorare unità operative, marketing, processi di filiera e internazionalizzazione. Sebbene si aspetti dalla politica una norma che regolamenti l’uso umano del fiore di canapa, potremmo assistere a una reale rivoluzione di questo settore che già oggi conta centinaia di aziende attive e un indotto occupazionale di oltre diecimila addetti.

Sarebbe dunque per l’Italia un’occasione irripetibile per creare indotto e occupazione, per risparmiare risorse per la sicurezza e per togliere una grossa fetta di mercato all’illegalità

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Canapa

Cannabis terapeutica e cannabis light: facciamo chiarezza

Cannabis light o cannabis medica? Si tratta di due sostanze o della stessa? Spesso si fa confusione ma, nonostante derivino dalla stessa specie della pianta della canapa, le due sostanze hanno composizione ed effetti diversi.

La differenza principale risiede nella percentuale di principi attivi contenuti nella cannabis: per avere effetti terapeutici, essi devono essere presenti in percentuali più alte. In particolare, a fare la differenza è la quantità di delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) contenuto nella pianta. Insieme al cannabidiolo (CBD), il THC è il principale principio attivo della cannabis.

La cannabis light

Quando si parla di cannabis light ci si riferisce alla sostanza ricavata dalle infiorescenze femminili della pianta di cannabis sativa, selezionate per il loro basso contenuto di THC e per la ricchezza di CBD, il composto che non ha effetti psicoattivi. Il nome “light” indica proprio la presenza minima di THC in questa sostanza.

Le percentuali dei due principi attivi sono diverse nella cannabis light rispetto a quella illegale. Nella sostanza “leggera”, infatti, la presenza del principio attivo che ha effetti psicotropi è controllata e regolamentata:la concentrazione di THC nella cannabis light non deve superare la quantità dello 0,2%, con una tolleranza che si spinge sotto allo 0,6%.

La bassa concentrazione di THC permette di evitare che la sostanza abbia effetti psicoattivi e l’eccitamento lascia il posto al rilassamento, favorito dalla vasta presenza di CBD, che contrasta l’altro principio attivo della cannabis.

La canapa light non si acquista in farmacia, ma nei negozi specializzati, sia fisici che online, ed è un prodotto rivolto alle sole persone maggiorenni.

La cannabis terapeutica

A differenza della cannabis light, in quella terapeutica la percentuale di THC è maggiore e va dal 5% al 22%. Si tratta di un tipo di cannabis che viene prodotta solamente per uso medico. Anche questa sostanza deriva dalle infiorescenze femminili della qualità sativa, ma la sua produzione segue norme ben precise, che garantiscono qualità e controllo, evitando che la pianta venga in contatto con muffe, batteri, metalli pesanti o altri agenti inquinanti.

In Italia, dal 2016, è disponibile la cannabis terapeutica FM2, che contiene dal 5 all’8% di THC e dal 7,5 al 12% di CBD. È la prima sostanza a base di canapa prodotta seguendo le norme europee in materia di medicinali e secondo un processo di produzione controllato. Inoltre, dal 2018, è stata resa disponibile anche la cannabis FM1, con una percentuale di THC che va dal 13 al 20% e quella di CBD minore all’1%.

La cannabis terapeutica, disponibile nelle farmacie, può essere comprata solamente dietro prescrizione medica. In Italia, questa sostanza viene usata soprattutto per il trattamento del dolore cronico e di quello associato alla sclerosi multipla, oltre che per contrastare gli effetti di chemioterapia, radioterapia e terapie per l’HIV (come nausea e vomito). Inoltre, la cannabis può aiutare a stimolare l’appetito nei pazienti anoressici o in quelli oncologici.

Nonostante derivino dalla stessa pianta di cannabis, la sostanza light e quella usata per scopi medici sono diverse, a causa delle differenti concentrazioni di THC e CBD presenti nelle due qualità. Per questo, anche le modalità e gli effetti derivati dal loro utilizzo sono molto diversi.

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Canapa

Sardegna: due proposte di legge per la canapa


Puntare sulla coltivazione della canapa in Sardegna viste le ottime condizioni pedoclimatiche: è l’obiettivo dell’isola dove sono state presentate ben due proposte di legge che vanno in questa direzione.

La prima è stata presentata da Piero Maieli, del Partito Sardo D’azione che è anche il presidente della Commissione alle Attività produttive in Regione. “La Sardegna per via di un clima favorevole e grazie a una nuova generazione di imprenditori attenti alla diversificazione, è una delle regioni più interessate a questa coltivazione”, ha sottolineato presentando la proposta che prevede contributi alle imprese per rilanciare la filiera, promuovendo il ruolo strategico della canapa nella bonifica dei terreni, nel contrasto del dissesto idrogeologico, nella bonifica dei siti, nella bioedilizia e nella bioenergia.

La seconda proposta per rilanciare la filiera, invece, è stata presentata da Alessandro Solinas del Movimento 5 stelle. «Dalla canapa – sottolinea – si possono ricavare ottime fibre naturali per cordami e tessuti, adatti a tende, tele, vestiti, ma anche materie prime per la costruzione di pannelli isolanti e fonoassorbenti, imbottiture e intonaci».

Insomma, le potenzialità della canapa riescono a unire anche posizioni politiche a volte distanti, rendendo evidente che la politica può lavorare insieme nel nome del bene collettivo.

In generale, le due proposte di legge si focalizzano sulle attività di ricerca necessarie alle aziende, sulla formazione del personale per ampliare le coltivazioni che nel 2019, in Regione, hanno fatto segnare la cifra di 600 ettari coltivati, la realizzazione di impianti per la trasformazione e il monitoraggio delle coltivazioni.

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